17 dicembre 2013

La comunicazione secondo un CEO

Di recente ho partecipato ad un incontro con John Chambers (per chi non lo conoscesse è il CEO di Cisco). Era un incontro informale durante il quale si potevano fare le domande piu disparate. Qualcuno mi ha preceduto con la domanda che più o meno avrei potuto fare anche io:
Sei un grande comunicatore: come hai imparato ?
In effetti Chambers è un vero animale da palcoscenico, con il suo personalissimo stile di parlare, guardare negl'occhi, muoversi, occasionalmente sedersi accanto a qualcuno, e di gesticolare (in questa keynote ad Interop si vede bene ). Ha risposto più o meno così (è quello che ho appuntato, potrei essermi perso qualcosa o non aver capito bene, quindi non lo virgoletto e mi assumo la responsabilità se qualcosa di riportato non fosse corretto):

Io sono dislessico. Questo significa che ho qualche difficoltà a leggere o che alle volte leggere da destra o da sinistra non fa molta differenza per me. Quando preparo qualcosa da dire, non preparo un testo. Non cerco mai di imparare un testo a memoria. Cerco di imparare il senso, i concetti principali e poi li ripeto a modo mio. Un'altra cosa importante è stabilire un contatto con chi mi ascolta. Per fare questo io faccio due cose: Guardo tutti negli occhi, un po' ciascuno, come se stessi parlando solo con lei/lui, e cerco di farlo con quanta più gente possibile. Ed ancora, parlare sinceramente, interessarsi all'altro: questa è un'altra cosa che aiuta la connessione e quindi l'interesse ed un miglior trasferimento del messaggio. Ma attenzione, funziona solo se si è genuinamente interessati, non bisogna fingere, bisogna interessarsi sul serio.
Ha detto due cose giustissime: mantenere il contatto visivo, anzi ha anche esplicitato una sua personalissima peculiarità, quella di guardare un grandissimo numero di persone direttamente negli occhi per qualche secondo. E' una tecnica estremamente efficace, molto più di guardare in mezzo agli ascoltatori senza davvero guardare mai nessuno.

La seconda cosa che ha detto è altrettanto giusta: interessarsi genuinamente alle persone. Si percepisce se l'interesse c'è o non c'è e di conseguenza l'interlocutore si sente più o meno coinvolto.

Credo comunque che la cosa che rende questa risposta davvero potente è la frase iniziale "Io sono dislessico": ammette una debolezza (è una debolezza nota, che ha ammesso tanti anni fa) e questo lo porta immediatamente ad un livello più "umano" rispetto all'essere il CEO di una multinazionale. Lo mette allo scoperto ed inconsciamente porta l'ascoltatore a pensare "è come me, non è chissà chi. Ha problemi e debolezze, esattamente come tutti" e quindi a relazionarsi più facilmente con lui. Dopo avere ammesso la debolezza la ha subito trasformata in una sua peculiarità, sulla quale costruisce la sua strategia di comunicazione di non imparare a memoria, di assorbire i concetti principali e poi esporli a modo suo.

Una risposta perfetta, una comunicazione perfetta da parte di un grandissimo comunicatore.

5 commenti:

  1. Rubo questo tuo post e lo metto a disposizione dei miei contatti Fb. Orietta

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  2. Beh, anche al CES di LasVegas sembrava più un presentatore televisivo che il CEO, di una delle più grandi multinazionali... Non conosco personalmente ma sembra abbia una personalità fantastica.

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  3. Un vero animale da palco, e non so se il fatto di ammettere la sua dislessia mostri una sua debolezza... anzi, un altra grande personalità come Henry Winkler... il grande Fonzie, a sentirlo parlare, ha una marcia in più...

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  4. rubo anche io...
    grazie Fabio!

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  5. grazie a tutti per i commenti e... be my guest!

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